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sabato

Quarta Domenica di Quaresima

Vangelo  Gv 9, 1-41 (forma breve: Gv 9,1.6-9.13-17)
Il cieco andò, si lavò e tornò che ci vedeva.


Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita ] e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, 
sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 
] Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». 
] Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. 
] Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». 

La “fioritura” nel tempo di Quaresima: un percorso possibile? III Domenica di Quaresima a cura di Don Danilo Priori

Vivere da cristiani è assimilare progressivamente l’esperienza di Cristo sintetizzata nelle prime due domeniche di quaresima: camminare nella fedeltà al Padre per raggiungere la meta della trasfigurazione gloriosa. L’itinerario è reso possibile a una condizione: ascoltare la Parola di Dio, radicarsi in essa, accettarne le esigenze. La liturgia di questa domenica e delle due successive fa rivivere, nel mistero, al cristiano le grandi tappe attraverso cui i catecumeni erano (e sono) aiutati a scoprire le esigenze profonde della conversione a Cristo, nei segni dell’acqua, della luce, della vita Al centro della liturgia odierna sta l’acqua come punto di convergenza e di incontro di due interlocutori: l’uomo e Dio. L’acqua diventa il simbolo che compendia ed esprime la richiesta dell’uomo e la risposta di Dio (vangelo).L’esistenza umana rivela aspirazioni sconfinate: sete di amore, ricerca della verità, sete di giustizia, di libertà, di comunione, di pace... Sono desideri spesso inappagati; la domanda di totalità riceve in risposta solo piccoli frammenti; piccoli sorsi che lasciano inappagata la sete. Dal profondo del suo essere l’uomo muove verso un «di più», un assoluto capace di acquietare e di estinguere la sua sete in modo definitivo. Ma dove trovare un’acqua che plachi ogni inquietudine e appaghi ogni desiderio? La risposta è data da Gesù nell’incontro con la Samaritana. Allontanarsi da Lui e dalla sua Legge é conoscere la peggiore siccità (cf Ger 2,12-13; 17,13). La roccia da cui Mosè fa scaturire l’acqua è segno della Provvidenza divina che segue il suo popolo e gli dà vita. Paolo spiegherà (cf I Cor 10,4) che quella roccia era Cristo, misteriosamente all’opera già in quegli eventi. Cristo è anche il Tempio dal quale, secondo la visione dei profeti (cf Ez 47;Zc 13,1), sgorgherà l’acqua, segno dello Spirito, che dona fertilità e vita. Chi ha sete può attingere gratuitamente a Lui (cf Gv 7,37-39) e non avrà più sete; egli stesso anzi, diverrà una sorgente d’acqua zampillante per sempre (vangelo).

Quale fioritura? 

Il cammino della Chiesa verso la passione, morte e resurrezione del suo Signore continua in questa terza domenica di Quaresima, attraverso l’incontro fra Gesù e la samaritana presso il pozzo. Pur ribadendo ormai cose assai note e già dette nei commenti precedenti, è evidente che non siamo chiamati a realizzare un pozzo in miniatura per compensare l’eventuale frustrazione di non poter usare fiori ! La nostra “ fioritura” liturgica quaresimale sarà adeguata e significativa se in linea con quanto finora detto e fatto. Ancora una volta dunque useremo materiale vegetale naturale non fiorito (foglie, rami….) valorizzando quei rami che la natura già ci offre in queste giornate che precedono la primavera, rami che in molte zone già presentano piccole gemme, germogli e foglie nuove ; non sono fiori ma ci dicono che –pur nel mezzo del nostro cammino quaresimale la speranza nella primavera è sempre presente ! Rispetto alle settimane precedenti possiamo pensare di aggiungere qualche elemento in modo che nel corso dell’itinerario quaresimale, pur non usando fiori, le nostre composizioni saranno delicatamente più abbondanti. Il criterio della sobrietà e della gradualità ci guideranno ancora una volta Se abbiamo scelto le composizioni “ a percorso” , usando candele o aggiungendo una piccola composizione per ogni settimana, continueremo ad aggiungere un elemento (ad esempio tre candele, tre composizioni…) per meglio evidenziare questa ulteriore tappa. Talvolta il pozzo a cui fa riferimento il Vangelo e presso cui si incontrano Gesù e la Samaritana suggerisce di usare un’anfora o una brocca o un contenitore con l’acqua: si tratta di scelte percorribili purché ancora una volta non si scada nell’allegorica scelta di rappresentare la scena del Vangelo. Brocca, anfora o contenitore ben vengano purché siano davvero elementi della composizione ben armonizzati coi resto e col contesto in cui vengono collocati. La fonte di acqua viva che zampilla per la nostra salvezza, Cristo Gesù Salvatore nostro, sia sempre la nostra unica Guida e unico Maestro.

Colletta

Deus, ómnium misericordiárum et totíus bonitátis auctor, qui peccatórum remédia in ieiúniis, oratiónibus et eleemósynis demonstrásti, hanc humilitátis nostrae confessiónem propítius intuére, ut, qui inclinámur consciéntia nostra, tua semper misericórdia sublevémur. Per Dóminum. Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Collette alternative:

 O Dio, sorgente della vita, tu offri all'umanità riarsa dalla sete l'acqua viva della grazia che scaturisce dalla roccia, Cristo salvatore; concedi al tuo popolo il dono dello Spirito, perché sappia professare con forza la sua fede, e annunzi con gioia le meraviglie del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Sui doni 

Per questo sacrificio di riconciliazione perdona, o Padre, i nostri debiti e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio 

 È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Egli chiese alla Samaritana l'acqua da bere, per farle il grande dono della fede, e di questa fede ebbe sete così ardente da accendere in lei la fiamma del tuo amore. E noi ti lodiamo e ti rendiamo grazie e, uniti agli angeli, celebriamo la tua gloria:

Dopo comunione 

O Dio, che ci nutri in questa vita con il pane del cielo, pegno della tua gloria, fa' che manifestiamo nelle nostre opere la realtà presente nel sacramento che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.

Terza Domenica di Quaresima

Vangelo  Gv 4, 5-42 (forma breve: Gv 4,5-15.19-26)
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.





Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 
] Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, 
vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». ]
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». ]

sabato

Seconda Domenica di Quaresima

Vangelo  Mt 17, 1-9
Il suo volto brillò come il sole.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

La “fioritura” nel tempo di Quaresima: un percorso possibile? II Domenica di Quaresima a cura di Don Danilo Priori

In questa seconda Domenica di Quaresima ci troviamo a fare memoria della trasfigurazione del Signore nostro Gesù Cristo, il quale “…dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della resurrezione” (dal Prefazio della II Domenica di Quaresima, La trasfigurazione annunzio della beata passione). La Chiesa ha già fatto esperienza nella Domenica precedente della possibilità di superare la prova mediante l’obbedienza a Cristo: il suo esodo quaresimale porta alla trasfigurazione e la trasfigurazione di Gesù trasfigura la Chiesa in cammino verso la celebrazione del mistero pasquale. Si tratta insomma di un vero e proprio cammino, lungo il quale il credente approfondisce il mistero del Cristo, soprattutto alla luce dell’annunzio di una passione che non risulta mai abbastanza compresa e accettata dai suoi e - tutto sommato - spesso neanche da noi! Possiamo dire che la trasfigurazione - in qualche modo - è icona di tutta la Liturgia della Parola, nel senso che è icona dell’Antico Testamento che si compie nel Nuovo Testamento. Tuttavia, la partecipazione al mistero di Cristo non può escludere il passaggio per la croce; proprio la croce infatti annuncia quella tensione tra passato e futuro e si afferma come passaggio verso la celebrazione della Pasqua. Gesù ancora una volta reinterpreta la Scrittura e la rende comprensibile a coloro che lo ascoltano: alla sua scuola il fedele viene illuminato dalla sua Parola, sostenuto dalla speranza e sospinto verso l’incontro con lui. Proprio per tali motivi, nel cammino dei catecumeni si riceve in questa domenica la veste bianca (= ascoltare la Parola in quanto figli).


Quale fioritura?
        Fermo restando quanto detto nella riflessione proposta per la prima Domenica di Quaresima (e che ovviamente non ripeteremo in ciascuna domenica), ci troviamo ancora una volta nella possibilità di “fiorire” i nostri luoghi della celebrazione con materiale vegetale: foglie, rami, arbusti… Il tutto, come al solito, ricordandoci del clima penitenziale del tempo di Quaresima, e dunque senza eccedere. Possiamo pensare di deporre la nostra composizione ai piedi della croce, visto il costante ed esplicito riferimento alla passione: il Cristo indica chiaramente la meta del cammino quaresimale, ma non nasconde il passaggio doloroso per la croce. Possiamo anche scegliere di inserire nella nostra composizione una luce (candela, lume), chiaro riferimento alla trasfigurazione, una luce che fa chiarezza sul percorso da compiere e che sembra quasi già annunciare - o quanto meno ricordare -  lo splendore della Pasqua che comunque arriverà e mai potrà essere trattenuta dal peccato, dal male e dalla morte. Qualora si scelga invece di valorizzare la composizione preparata per la domenica precedente, possiamo aggiungere qualche piccolo elemento che indichi il nostro incedere verso la meta promessa. Alcune comunità parrocchiali infatti, proprio per sottolineare questo cammino quaresimale, compongono delle realizzazioni - grosso modo come viene ormai comunemente fatto durante il tempo di Avvento - che vanno crescendo di domenica in domenica, adempiendo così ad un evidente fine catechistico che intende accompagnare il fedele verso la Pasqua; non è raro incontrare composizioni quaresimali che propongono candele nel colore del tempo liturgico (una per la prima domenica, due per la seconda e così via). Si tratta ovviamente di scelte possibili ma non obbligatorie: ricordiamoci sempre che nel tempo di Quaresima non sono previsti fiori e quanto cerchiamo di ipotizzare è - pur sempre e anch’esso - un cammino da compiere e in continuo divenire. Ricordiamoci sempre di meditare la Liturgia della Parola e l’eucologia della Domenica, al fine di realizzare una composizione adeguata a ciò che stiamo celebrando. Da dimenticare una volta per tutte quelle scelte “allegoriche”, che ad esempio in questa domenica propongono tende, capanne e tessuti vari vista l’affermazione di Pietro nel Vangelo proposto dalla Liturgia della Parola : “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi farò tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Mt 17,4). E’ bello per ciascuno di noi essere alla presenza del Signore realmente presente in mezzo a noi nella celebrazione eucaristica, ma vogliamo godere della sua presenza in maniera autentica senza scadere nella banalità e nella mortificazione del linguaggio liturgico! La riflessione sui testi liturgici che seguono può aiutarci in tal senso. Buon servizio!

Colletta
Deus, qui nobis diléctum Fìlium tuum audìre praecepìsti,
verbo tuo intérius nos pàscere dignèris,
ut, spiritàli purificàto intùitu,
glòriae tuae laetémur aspéctu.

O Padre, che ci chiami
ad ascoltare il tuo amato Figlio,
nutri la nostra fede con la tua parola
e purifica gli occhi del nostro spirito,
perché possiamo godere la visione della tua gloria


Collette alternative:
-        l’accettazione della croce e l’ascolto del Figlio ci confermano nella fede come ai nostri padri e ci conducono alla gloria;
-        Dio, Padre buono, ci ha donato il Figlio perché possiamo avere fede e quindi essere trasfigurati nella luce della sua gloria;
-        l’adesione alla volontà di Dio e il mistero della croce ci rendono discepoli del Cristo.


Sui doni
Questa offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdono dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito, perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali.

Prefazio
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Egli, dopo aver dato ai suoi discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della resurrezione.
E noi, uniti agli angeli del cielo, acclamiamo senza fine la tua santità, cantando l’inno di lode…………..

Dopo comunione

Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri ti rendiamo fervide grazie, Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo.

La “fioritura” nel tempo di Quaresima: un percorso possibile? a cura di Don Danilo Priori

Cari amici, con la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri abbiamo iniziato il nostro cammino di Quaresima che ci condurrà alla celebrazione della Pasqua: il centro di tutta la nostra fede; difatti, come esplicitamente affermato dal Prefazio della I Domenica di Quaresima, Gesù “… consacrò l’istituzione del tempo penitenziale con il digiuno di quaranta giorni, e vincendo le insidie dell’antico tentatore ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato, perché celebrando con spirito rinnovato il mistero pasquale possiamo giungere alla pasqua eterna”.

Come noto, durante questo tempo liturgico la Chiesa evita di porre fioriture nei luoghi liturgici al fine di celebrare con coerenza il Signore, evitando così segni e gesti che possano essere in qualche modo discordanti con lo spirito penitenziale proprio di questo periodo, uno spirito che ci spinge inoltre ad essere “…assidui nella preghiera e nella carità operosa” (cf Prefazio di Quaresima I) consapevoli che tu Signore “… con il digiuno quaresimale vinci le nostre passioni, elevi lo spirito, infondi la forza e doni il premio” (cf Prefazio di Quaresima IV). Unica eccezione eventualmente ammessa sarà il luogo della custodia eucaristica: qui, dove il Signore è realmente presente in mezzo a noi con il suo pane di salvezza, abbiamo la possibilità di porre una sobria fioritura, anche semplicemente un fiore, rispettando comunque il clima penitenziale del tempo e magari scegliendo una tonalità adeguata al colore liturgico della Quaresima.


In occasione di questa Quaresima abbiamo voluto condividere con voi tutti alcuni suggerimenti, riprendendo da un lato criteri e orientamenti sempre validi nell’arte floreale per la liturgia, e dall’altro suggerendo alcuni spunti da valorizzare nelle varie comunità pastorali. Nelle righe che seguono abbiamo dunque dapprima sintetizzato -  tramite domande e risposte - alcuni passaggi utili per il nostro servizio di fioritura delle Chiese: saranno elementi validi ogni volta che ci appresteremo a preparare le nostre composizioni. E poi abbiamo proposto alcune semplici composizioni  da utilizzare in questo tempo. In particolare, ci siamo recati presso il Centro di Spiritualità di Santa Maria dell’Acero, nella Diocesi di Velletri-Segni, e - approfittando della meravigliosa accoglienza calorosa e fraterna delle Suore Apostoline - abbiamo realizzato alcune proposte compositive per ogni Domenica di Quaresima, utilizzando esclusivamente il materiale vegetale del bosco circostante (e dunque senza comprare nulla), con l’unica eccezione per la IV Domenica di Quaresima (Domenica “in Laetare”) in occasione della quale è possibile utilizzare il colore rosaceo invece del viola e disporre una sobria fioritura nell’aula liturgica, possibilmente nelle tonalità del tempo.

E’ possibile fiorire l’aula liturgica durante il tempo di Quaresima?
No, perché altrimenti andremmo a comunicare con i fiori un significato diverso dal tempo liturgico che stiamo celebrando (penitenza, digiuno, preghiera…). Fanno eccezione - come già detto - la IV Domenica di Quaresima (domenica in cui si fa una sorta di anticipo della gioia pasquale ormai imminente), la custodia eucaristica (dove è sempre primavera di Pasqua!) e le solennità del tempo (ad esempio la Solennità di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria).

E’ possibile utilizzare piante?
Noi suggeriamo sempre di utilizzare fiori e non piante per le fioriture liturgiche, in quanto il fiore meglio veicola il senso dell’offerta; la pianta infatti è destinata a durare, mentre invece il fiore richiede cura quotidiana, dice il nostro dedicarci al Signore, impegna spesso tempo e collaborazione nella scelta e nella composizione vivificando la comunione, rende esplicito quello “spreco delicato” che tanto richiama al gesto - specie in questo tempo di Quaresima - della donna che versa il vasetto di nardo profumato sul capo di Gesù: “… (Mc 14,3-9). Le piante possono essere raccolte in piccole “aiuole” o “macchie verdi” a seconda dello spazio liturgico a disposizione, evitando così di sparpagliarle per tutta la Chiesa e accogliendo con gratitudine il gesto di quei fedeli che eventualmente hanno voluto fare dono di piante verdi o fiorite.

E’ possibile usare tessuti e drappi colorati?
Sull’altare disponiamo, come sempre, la tovaglia bianca rispettando la forma e lo stile architettonico in cui ci ritroviamo per celebrare il Signore; noi suggeriamo di non usare altri colori per l’altare in quanto è il luogo centrale dell’aula liturgica attorno al quale prende vita tutta la celebrazione, il luogo del sacrificio eucaristico e della mensa, e quindi non ha senso assegnargli un colore, specie poi il viola del tempo quaresimale! Stesso discorso per l’ambone: non abbiamo bisogno di ricoprirlo in quanto è luogo liturgico assai importante accanto all’altare, “icona spaziale della resurrezione” come qualcuno l’ha definito (definizione del prof. C. Valenziano), luogo dal quale annunciamo sempre e comunque la gioia della resurrezione. Che senso ha coprirlo? E a maggior ragione: che senso ha coprirlo con un tessuto o drappo viola? In generale evitiamo di usare tessuti e drappi colorati nelle composizioni floreali, per le quali invece usiamo sempre e soltanto materiale vegetale e naturale. Usare tessuti e drappi colorati significa mortificare il linguaggio liturgico dei fiori, equivale a sostituire la centralità e la simbologia dei fiori con un tessuto, quasi che ci siano messaggi che i fiori non siano capaci di annunciare, mortificando cosi la loro bellezza ed espressività. I tessuti trovano il loro impiego liturgico in altri ambiti (paramenti, tovaglie, ecc) e dunque non abbiamo la necessità di inserirli nelle composizioni, stravolgendo cosi il linguaggio liturgico.

Quali colori uso?
Preferibilmente e in linea di massima le composizioni floreali seguono il colore liturgico del tempo, quindi nel tempo di Quaresima useremo le tonalità del viola, eventualmente spezzando con qualche fiore di transizione bianco e valorizzando il rosaceo nella IV Domenica di Quaresima (come già detto, discorso a parte per le Solennità).


Composizione floreale o rappresentazione allegorica?
La fioritura liturgica è qualcosa di diverso da una mera rappresentazione allegorica, anche se purtroppo - guardando molte composizioni floreali nelle chiese - molti non sembrano rendersene conto. Facciamo qualche esempio per intenderci meglio: se la Liturgia della Parola del giorno parla di deserto o sassi, io non devo sentirmi “obbligato” (ne particolarmente “geniale”, per la verità) ad usare sabbia e pietre nella mia fioritura; se celebro la solennità della SS Trinità o l’esaltazione della croce non devo sentirmi “obbligato” a fare la mia composizione con tre colori o a forma di croce; se il Vangelo fa riferimento alla Samaritana o a Lazzaro, non devo sentirmi “obbligato” a realizzare un pozzo o porre bende nella composizione. Si tratta ovviamente di esempi, ma che ben descrivono quello che spesso accade. Piuttosto che fare una seria meditazione sui testi biblici e liturgici della giornata, per poi elaborare una composizione floreale semplice e significativa, si preferisce riprodurre coi fiori quanto detto ad esempio nella Liturgia della Parola o quanto è specifico di quella specifica celebrazione. Spesso poi si va alla ricerca di forme e accostamenti complicati, magari anche esteticamente belli, ma che vanno a cozzare col senso liturgico della giornata. Nel tempo di Quaresima ad esempio, non dobbiamo cadere nella tentazione di sostituire la fioritura con la rappresentazione di quanto narrato nei Vangeli della domenica, ma fare una sorta di omelia floreale. Ricordiamo sempre che la composizione floreale deve essere al servizio della celebrazione e integrata armonicamente col resto dei linguaggi usati nella liturgia, non certo un’opera di arte a se stante, da ammirare e magari far pensare che chi l’ha preparata sia stato davvero bravo; non è la gloria personale che inseguiamo, né il plauso o i complimenti della gente, né tantomeno la soddisfazione di frustrazioni personali, quanto piuttosto la gloria di Dio! Quindi nel tempo di Quaresima ben vengano composizioni con materiale vegetale (foglie verdi, foglie secche, rami, arbusti, ed eventualmente anche sassi, terra e sabbia purché non si cada nella “scenografia” sterile!); composizioni sobrie che rispettino l’austerità del tempo quaresimale e siano perfettamente integrate al contesto in cui si celebra, e non certo accostamenti “spettacolari che da tutte le parti portano, meno che dal Signore! Qualche fiore nelle tonalità del viola e rosaceo, con eventualmente il bianco (preferibilmente come fiore di transizione) , potrà fare la sua comparsa -  come già anticipato - nella IV Domenica di Quaresima.
Quanto spendere?
Poco. Ricordiamoci che questa indicazione vale sempre e a maggior ragione nel tempo di Quaresima. Immaginiamo che paradosso parlare di carità, digiuno, penitenza e poi spendere tanti soldi per le composizioni! Se possibile utilizzare quello che si trova nei parchi, nei giardini, nelle siepi, cercando così di non gravare sull’economia parrocchiale e soprattutto non mortificare i poveri: meglio soltanto un fiore e un aiuto a un fratello in difficoltà, che una fioritura maestosa e qualche pasto in meno distribuito ai poveri. Proprio per questo motivo le composizioni che seguono  - una per ogni Domenica di Quaresima - sono state realizzate col materiale raccolto nel parco del Centro di Spiritualità “Santa Maria dell’Acero” nella Diocesi di Velletri-Segni (foglie, arbusti, rami presi dai cespugli, dai vasi coltivati dalle suore, dalla siepe…). Il tutto nel pieno rispetto della struttura e dell’impianto liturgico che abbiamo trovato, cioè non abbiamo eseguito alcun spostamento, ma abbiamo cercato di adattarci e di valorizzare quanto era già presente nella Chiesa che ci è stata messa generosamente a disposizione dalle Suore Apostoline, alle quali va ancora una volta il nostro fraterno ringraziamento. Sperando di fare cosa gradita a tutti voi che con affetto ci seguite, vogliamo offrire dapprima una riflessione liturgica sul tempo di Quaresima e quindi una specifica riflessione per ogni Domenica del tempo di Quaresima, con relativa foto della composizione realizzata: siamo convinti che questo percorso potrà aiutarci nel nostro servizio di fioritura liturgica. Che il Signore Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza, ci accompagni in questo cammino di servizio!

L’eucologia nel tempo di Quaresima

Alcuni cenni sulla teologia liturgica della Quaresima
La liturgia quaresimale precedente alla riforma del Concilio Vaticano II:
-     accentuava il carattere penitenziale;
-     era intimamente connessa col catecumenato (la quaresima era orientata verso la Pasqua e la sua realizzazione in ciascuno degli aspiranti alla vita cristiana);
-     per i battezzati era un tempo per prendere coscienza del progressivo entrare nel Mistero di Cristo e della Chiesa;
La liturgia quaresimale attuale:
-     nelle domeniche vengono sviluppati cinque misteri fondamentali di Cristo in continuità con le tematiche dell’Antico Testamento: la tentazione di Cristo e la sua vittoria; la trasfigurazione; l’acqua viva; la luce; la vita del resuscitato;
-     non si tratta di semplice narrazione di eventi passati, ma di realtà presenti attraverso le quali è indispensabile passare;
-     i temi dell’A.T. trovano realizzazione nel Vangelo e attualizzazione nella celebrazione eucaristica (soprattutto le antifone alla comunione sottolineano l’unità tra Parola e Pane)
-     le prime due domeniche hanno un’impronta più cristologica, le altre tre invece hanno una caratterizzazione sacramentaria;
-     la liturgia quaresimale feriale: offre insegnamento che convalida quello delle domeniche; arricchisce la tematica battesimale; si descrivono le sofferenze del giusto, l’alleanza, il Cristo liberatore che raduna nell’unità, la dimensione pasquale;
-     il digiuno: è il segno dell’astensione dal peccato per prepararsi ad ascoltare la Parola e a compiere la carità (digiunare per donare).
La Quaresima è un evento: con Gesù andiamo nel deserto; Gesù stesso istituì questo tempo sacro.

Sull’eucologia quaresimale

Alcune considerazioni previe
- La colletta, l’orazione sopra le offerte e quella dopo la comunione: pur avendo un certo parallelismo, hanno nella celebrazione eucaristica funzioni diverse.
- Colletta: orazioni più tematica, solitamente esprime meglio la tematica generale del tempo liturgico.
- Orazione sulle offerte e dopo comunione: più collegate al tema eucaristico.

Alcuni cenni storici sull’eucologia minore
Arricchimento quantitativo delle collette:
-     117 nuove collette (si è attinto dai sacramentari romani e non, dalle omelie di S.Leone, da testi di altre domeniche aventi temi attinenti alla quaresima)
-     68 vecchie orazioni corrette e ritoccate.
Arricchimento qualitativo delle collette:
-     viene superata la visione negativa della precedente eucologia (l’uomo è debole davanti a Dio e deve ricorrere all’astinenza se vuole riconciliarsi con Lui; Dio vendicativo, che va placato perché in collera a motivo dei peccati…)
-     la tematica del digiuno viene spiegata affinché da ascesi della quaresima non fosse ridotta a mera astensione dal cibo, ma esercizio di preparazione alla Pasqua
-     si è sottolineato il carattere quaresimale della preparazione alla Pasqua per mezzo della penitenze e della memoria del battesimo, dell’ascolto della parola, dell’elemosina come esplicazione della carità…
-     nel complesso però,  le collette, le orazioni sulle offerte e dopo le comunioni  (soprattutto se confrontate con le letture e i prefazi) non sembrano tracciare una tematica progressiva e precisa.
-     va tenuto inoltre presente che a partire dalla III° domenica di Quaresima, se vengono celebrati gli scrutini preparatori al Battesimo degli adulti, si possono usare le orazioni rituali previste.

Qual’è il Dio di cui facciamo esperienza nella Quaresima
-     Dio Padre: la versione italiana usa per due volte la semplice espressione di Padre, assente nel messale latino, arricchendola con altri attributi.
-     Dio misericordioso/di misericordia: è l’attributo dominante; viene usato con frequenza (per 10 volte invece delle due volte latine). Tale scelta ci dice il voler sottolineare l’esperienza di Dio in clima di fiducia nel suo perdono. Dio mostra tenerezza verso i peccatori, vuole la loro conversione, li chiama e li salva.
-     La conformità al Cristo: questo Dio misericordioso chiama a sé l’uomo peccatore attraverso il mistero pasquale della morte-resurrezione di Cristo; è Cristo l’autore, il modello e il protagonista del cammino di conversione.
-     L’azione dello Spirito: nei testi latini si fa esplicita menzione solo una volta allo Spirito (giovedì II° settimana); nella versione italiana si è tentato di arricchire in due orazioni dopo la comunione nei giorni feriali (sabato IV° sett. e venerdì III° sett.); nelle collette alternative invece si menziona più volte l’azione dello Spirito; la presenza operativa dello Spirito sarà però recuperabile nei temi biblici (es. Gesù spinto nel deserto e tema battesimo).

Il rapporto con la comunità ecclesiale e con il singolo fedele
-     La comunità ecclesiale  viene presentata come la protagonista di questo cammino quaresimale: la via dei sacramenti, a partire dal battesimo, inserisce ogni singolo fedele come membra vive del Cristo; la risposta dell’uomo è quindi innanzitutto ecclesiale.
-     All’iniziativa di Dio l’uomo può rispondere e incontrare la sua azione salvifica mediante purificazione, penitenza, fede, ascolto della parola, osservanza dei precetti, opere di carità; la possibilità di rispondere alla sua iniziativa è comunque un dono di Dio.

Sui prefazi del tempo di Quaresima
-     Un unico prefazio per tutta la quaresima nel precedente messale (prima del Concilio Vaticano II)
-     La riforma conciliare: colmare la lacuna della mancanza di prefazi; evitare la monotonia; riconoscere al prefazio una connotazione eucaristica: il prefazio come azione di grazie che introduce alla preghiera eucaristica di cui costituisce parte integrante; proporre ai credenti una attualizzazione della Parola proclamata.
-     Il numero dei prefazi: 5 per le domeniche di quaresima + quelli a scelta nell’ordinario della Messa.
-     Il prefazio del tempo di quaresima: non sviluppa l’intera tematica del tempo, ma prende spunto da uno degli elementi; in particolare si caratterizzano a seconda della pericope evangelica prevista nella domenica (vedi precisazione successiva).
-     L’insieme dei prefazi del tempo di quaresima come riassunto” dell’intera tematica quaresimale.
-     Le dimensioni principali degli altri prefazi di quaresima previsti (a partire dalla III° domenica di Quaresima vengono usati quando viene letto un brano di vangelo diverso rispetto a quello a cui si riferisce il prefazio; soprattutto in queste domeniche l’uso delle collette alternative è più idoneo al contesto); due prefazi sono indicati anche per la domenica, gli altri per le messe feriali.
Altri spunti: l’attesa della celebrazione della Pasqua nello Spirito è un dono di Dio; la Quaresima è un tempo di conversione; la Quaresima come tempo per fare la carità; il cammino quaresimale viene fatto dalla Chiesa;




I Domenica di Quaresima

Colletta

Concéde nobis, omnìpotens Deus,
ut, per ànnua quadragesimàlis exercìtia sacraménti,
et ad intellegéndum Christi proficiàmus arcànum,
et efféctus eius digna conversatiòne sectémur.
Per Dòminum.

O Dio nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.

Collette alternative:
-     l’umanità ferita dal peccato è fragile, ma può vincere la seduzione con l’ascolto della parola
-     Dio misericordioso e paziente compie in noi la conversione mediante l’ascolto della Parola
-     la Chiesa, nel deserto del mondo, vince il maligno col digiuno, con la preghiera, con l’ascolto della parola e la fortificazione dello Spirito

Sui doni
Si rinnovi, Signore, la nostra vita e col tuo aiuto si ispiri sempre più al sacrificio, che santifica l’inizio della Quaresima, tempo favorevole per la nostra salvezza.

Prefazio
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Egli consacrò l’istituzione del tempo penitenziale con il digiuno di quaranta giorni, e vincendo le insidie dell’antico tentatore ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato, perché celebrando con spirito rinnovato il mistero pasquale possiamo giungere alla Pasqua eterna.
E noi uniti agli angeli e ai santi, cantiamo senza fine l’inno della tua lode…

Dopo comunione
Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre, alimenti in noi la fede, accresca la speranza, rafforzi la carità, e ci insegni ad aver fame di Cristo, pane vivo e vero, e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca.

Commento
-     Il credente in cammino: il suo esodo, nonostante il battesimo, non è immune dalla tentazione e dalla prova.
-     Parallelismo con la figura di Gesù che, dopo l’esperienza del battesimo, affronta la tentazione: il discepolo, in Gesù, è chiamato a percorrere lo stesso itinerario passando dalla tentazione alla vittoria (mediante il digiuno che prepara all’accoglienza della Parola, vero nutrimento) e dalla vittoria alla celebrazione (la celebrazione pasquale troverà la completezza nella Pasqua eterna).
-     Nel cammino dei catecumeni coincide con la rinuncia al peccato.
-     Dio è Padre e Cristo è il mistero pasquale da conoscere.

-     La quaresima è tempo di conversione e salvezza, tempo di testimonianza con la propria condotta di vita.